Sono tornata… ma non me ne ero mai andata.

Mesi di assenza sulle pagine del blog, mesi che sembrano anni. E non sono stati gli  infortuni a tenermi lontana dalla scrittura, piuttosto un vuoto di motivazioni e un’assenza di argomenti legati prettamente alla corsa. Poi mi sono detta che l’argomento è sempre e solo uno, lei, e attorno a lei gira tutto, spesso.

Siamo stati messi alla prova duramente negli ultimi  4 mesi della nostra vita: forse sperando di non pensare a quello che stava accadendo fuori dalle nostra mura, abbiamo cercato di continuare ad allenarci pur non potendo correre. Abbiamo conosciuto virtualmente atleti che con i loro canali YouTube ci hanno permesso di allenarci senza muoversi da casa, abbiamo a volte fatto come i criceti e corso nel cortile della nostra abitazione, purché piccolo, per far passare il tempo, per ingannare la mente e per sfogare la smania. Ci siamo adattati a lavorare con i nostri figli in braccio, a vivere in 4 forzatamente, a non uscire per settimane e a trovare spazi inaspettati nei metri quadrati della nostra vita. Abbiamo sofferto perché non potevamo vedere i nostri migliori amici e i nostri familiari, ma la vita continuava ad andare avanti: abbiamo avuto l’illusione che tutto si fosse fermato, che noi non stessimo invecchiando e che il nostro cuore non stesse più battendo per nessuno e che la nostra mente non desiderasse più nient’altro, ma in realtà in questi mesi ci siamo finalmente accorti di quanta bellezza c’era nella nostra vita e di quanto impegno ci vuole per far sì che essa rimanga tale.

Non scriverò frasi retoriche su quanto sia stato importante a livello sociale il distanziamento emotivo e fisico che l’epidemiologia del Covid ci ha costretto a mantenere: il termine “importante” significa “grande, portentoso” e lo riferisco precisamente alla portata dell’evento sociale in cui ci siamo ritrovati invischiati. E’ certo e naturale che abbiamo avuto modo di riflettere sulle nostre questioni personali, senza dubbio il non avere niente da fare costringe i più impegnati a livello celebrale ad affondare il coltello nella piaga (chi non ha almeno una piaga addosso?). Parlerò solo di ciò che ci è accaduto e di quanto la corsa, ancora una volta, ci abbia salvato perchè, come narrava Primo Levi ne “I sommersi e i salvati” ” Non era semplice la rete dei rapporti umani all’interno dei Lager: non era riconducibile ai due blocchi delle vittime e dei persecutori. […] L’ingresso in Lager era invece un urto per la sorpresa che portava con sé. Il mondo in cui ci si sentiva precipitati era sì terribile, ma anche indecifrabile: non era conforme ad alcun modello, il nemico era intorno ma anche dentro, il «noi» perdeva i suoi confini.

Ciò che ha salvato Levi durante la sua drammatica esperienza può essere ricondotto a ciò che ha salvato noi nelle lunghe settimane di costrizione a vivere una condizione anomala per l’essere umano, e sociale. La corsa da sempre per noi Forrest ha rappresentato momento di aggregazione veicolante della nostra felicità: l’imposizione proveniente dall’alto di non correre ci ha ammutolito e ci ha devitalizzato, proprio perché correre significa dare sfogo alle nostre pulsioni più vitali. Mai nessuna video chiamata ha potuto sostituire il suono dei passi che si alternano su un asfalto scorrevole, i sorrisi che sanno di buono alle 6 del mattino, gli odori dei tuoi amici e le nostre capacità di guardarsi negli occhi e di capirsi e raccontarsi durante un allenamento. So che non vi sto raccontando niente di nuovo ma non ne avevamo ancora parlato, almeno non con tutti.

Sono passati mesi e quando ci siamo rivisti è stato come se il tempo non fosse passato, con le sue stagioni, i cambiamenti biologici del corpo e quelli tangibili delle nostre vite. La mia, di vita, è stravolta, e non è stato il Covid, ma sono stata io. Perchè spesso , e giustamente, lasciamo che non siano le situazioni avverse a cambiarci, ma le nostre decisioni, prese e portate a termine, con le paure e i dubbi annessi e connessi, con la sensazione di vertigine e l’angoscia della paura della solitudine. La foto che stamani ho visto sulla nostra chat della corsa ha reso merito all’impegno che tutti abbiamo messo nel tenere unito questo gruppo che è diventato una seconda famiglia per tutti. Proprio per questa ragione, credo che dovremo sentirci tutti noi dei “salvati” e non certo dei “sommersi”: la salvezza risiede nei rapporti umani, negli abbracci e nelle confidenze, in una telefonata e nel tempo trascorso insieme. Se volete fare un regalo a qualcuno, dedicategli del tempo, almeno a quelli come noi, che sacrificano figli, sonno e tempo libero per correre, insieme. Con l’auspicio che questo articolo trovi condivisioni nelle vostre vite e nei vostri vissuti…

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