Ed io ero lì con te.


Credo sia un purosangue, uno di quegli atleti che hanno la corsa che scorre nelle vene.

L’ho conosciuto un anno fa ma a dire il vero non ricordo il giorno preciso e nemmeno il momento: di lui ricordo la caparbietà, come sua principale caratteristica, che lo contraddistingue e lo fa emergere su una folla di persone.

Quando poi sorride, pensi che tutta quella folla potrebbe sparire, perchè la sua dolcezza è così in antitesi con la sua forza di volontà da risultare irresistibile: il mio amico Federico, da domenica, con questi suoi tratti caratteriali, è diventato un Ultramaratoneta ed il merito è tutto del suo cuore.

Quando mi disse, a fine novembre, dopo aver corso in modo eccellente la sua prima maratona, che avrebbe preparato “Terre di Siena”, l’Ultramaratona in programma il 23 febbraio, mi offrii immediatamente di accompagnarlo in bici, come aveVo fatto l’estate precedente con Francesco alla Pistoia Abetone; lui, con il suo placido realismo, mi disse che ne sarebbe stato felice, ma non era ancora convinto di riuscire a prepararla al meglio.

In questi mesi l’ho seguito in sordina, lo guardavo, e mentre la nostra amicizia cresceva e lui mi dimostrava di essere davvero una persona sincera e sensibile, la sua preparazione procedeva nel migliore dei modi: ancora però non aveva deciso definitivamente di correre questa gara, che oltre ad essere molto lunga è anche insidiosa e distruttiva, perchè sale e scende in modo discontinuo, attraversando paesi e mostrando la bellezza della nostra Regione agli impavidi atleti.

La mia preparazione mentale non è stata ferrea come quella che ho avuto per accompagnare Francesco: ho scelto di pedalare sulla mia mountain bike e di non noleggiare una e-bike, visto che il percorso saliva e scendeva e avrei potuto avvantaggiarmi e riposare per poter stare sempre vicino a Federico. Inoltre non tutti i momenti della vita sono uguali, ce ne sono alcuni in cui regna la sofferenza, ma l’amicizia ti aiuta, ti solleva, ti abbraccia e ti rilancia in alto: questo ha fatto Federico con me.

L’appuntamento era fissato per domenica alle 6:45 davanti a casa sua: il caso, o la stanchezza, ha voluto che non riuscissi a svegliarmi se non proprio all’ora dell’appuntamento. Alle 7 ero sotto casa sua, alla Borra e alle 7:50 eravamo a San Gimignano…abbiamo iniziato bene!

La gara di 50 km sarebbe partita alle 9:00 dalla piazza del paese, per passare da Colle Val d’Elsa dove partiva la 32 Km, per poi attraversare il borgo di Monteriggioni dal quale gli atleti dell’ultima distanza – 18 km – avrebbero iniziato l’impresa.

Nello zaino e nel porta borraccia della mia super bici avevo la necessaria integrazione per il mio amico: mi aveva dato precise istruzioni sui tempi e i modi con cui somministrargli il tutto.

Non avevo particolari pressioni: sapevo solo che volevo stargli accanto ogni metro di quella gara, sapevo che sarebbe stata dura, perchè dopo aver accompagnato Francesco quel 30 giugno 2019 fino alle Piramidi avevo indirettamente conosciuto la fatica di un ultramaratona collinare.

A Monteriggioni avremmo incontrato Francesco e Alessandro che avrebbero aiutato rispettivamente Claudio e Federico correndo al loro fianco: Claudio, anche lui, era alla sua prima ultra ed è riuscito a conquistare un primo posto di categoria e a finire una gran bella gara, dimostrandosi un atleta di spessore, di gambe, testa e cuore.

La partenza è stata blanda e i primi 5 km sono volati ad un ritmo blando che ha permesso una prima scrematura, e un passaggio di tensione dalle gambe alla testa: Federico era molto concentrato, e lo è stato per tutta la gara, senza mai lamentarsi dei dolori o del caldo o del freddo o della mia parlantina continua: anche questa è stata una sfida!

Ogni 5 km un ciuccino, le 2 borracce coi sali si alternavano dalle mie mani alle sue, ogni tanto andavo avanti, nei tratti di discesa, e mi fermavo per evitare di stare troppo tempo seduta su quella sella a cui proprio non sono abituata.

Pedalare accanto a Federico è stato per me un grande insegnamento: non ho mai visto un atleta con così tanta dignità e coraggio, io sapevo che tipo di dolori aveva, ma cercavo di non chiederglielo; io sapevo che cosa gli passava nella testa, ma cercavo di non ricordarglielo; sapevo che la fatica, quella pesante che ti schiaccia, sarebbe arrivata ma non avevo dubbi che lui non avrebbe ceduto.

Sotto Monteriggioni abbiamo incontrato Francesco e Alessandro, due magliette dei Forrest Run che correvano verso di noi: Francesco si è affiancato a Claudio e Alessandro a Federico.

Le coppie eran fatte e ognuno aveva i suoi paladini: l’amicizia aveva già vinto.

Avevamo appena passato il 32° km, aggirato Monteriggioni e iniziato a risalire di nuovo quando è iniziata la vera e massacrante stanchezza nelle gambe di Fede: il suo viso, che fino a quel momento era stato imprescrutabile alla sofferenza e alle ore di corsa, adesso iniziava a mostrare i primi segni di cedimento, qualche smorfia qua e là e qualche ruga segnavano il suo volto da ragazzo. Alessandro gli suggeriva tante piccole indicazioni, accorgimenti necessari da ricordare ad un’atleta che sa cosa fare ma che dopo 35 km di sali e scendi può dimenticarsene: non ho dubbi che lui le abbia messe tutte in pratica.

Quando abbiamo iniziato a vedere i cartelli con su scritto “Siena”, abbiamo tirato un sospiro di sollievo, ma mancavano ancora 8 km perchè il percorso prevedeva un giro più lungo per l’ingresso in Piazza del Campo. Al 47° km sono arrivati i crampi: Federico non si è scomposto, è riuscito a non fermarsi, solo qualche lamento, e alla fine sono passati, così come sono arrivati: è stato lui a dominare loro, e non viceversa.

Alessandro non l’ha mai mollato: acqua, sali, battute e incitamento, con la sua facilità di corsa è riuscito a sostenerlo fino alla fine e a filmare i suoi ultimi 4 minuti di una gara che resterà negli annali dei Forrest Run.

L’ingresso nelle mura di Siena è stato un piccolo traguardo: le strade sconnesse ma quasi tutte in discesa hanno fatto capire a Federico che aveva vinto: stava concludendo una gara durissima di 50 km, dopo una seria preparazione e dopo il coronamento del sogno della Maratona di Firenze a Novembre. Nonostante il dolore alla gamba, nonostante la paura di dover abbandonare le competizioni, lui c’è riuscito, ed è entrato trionfante in Piazza del Campo con un braccio alzato verso il nostro amico Namu a simboleggiare la sua vittoria, sugli eventi, sulla sfortuna, sulla natura…si, perchè lui domenica è stato il mio supereroe, ed Emma e Chiara sono proprio fortunate ad averlo come padre.

Essere stata lì, per me, è stata una gioia: non avrei voluto essere in nessun altro posto, come quando sono andata a Firenze mentre lui correva la Maratona: quando si ha la fortuna di incontrare nella propria vita persone come lui, devi stringerle forte a te e non lasciarle andare, ma dargli amicizia almeno quanta loro ne danno a te.

Complimenti a questi grandi atleti, perchè oltre a Federico, di cui conosco ogni lacrima di sudore, anche altri nostri amici hanno corso questa gara: Claudio, che ha sconfitto i suoi infortuni ed è riuscito a prepararla egregiamente ottenendo un risultato splendido; Catia e suo marito Alberto che, come due anime per mano, corrono e sorridono, affrontando le sfide come se fossero passeggiate; il nostro Simone, la nostra Tea, Giovanni, tutti Forrest Run che contribuiscono a rendere questo gruppo impagabile.

2 pensieri riguardo “Ed io ero lì con te.

  1. Che dire dopo tutto questo ?
    Elisa è impagabile e riesce a descrivere con grande proprietà di linguaggio anche solo quello che traspare, dei sentimenti delle persone. E’ anche notevolmente avvantaggiata dal fatto che le persone di cui è circondata sono trasparenti, solari e soprattutto vere. Indipendentemente dalle corse, e dai grandi risultati dei singoli, questo gruppo è costituito da veri cristalli preziosi, tenuti insieme da vera amicizia disinteressata, oltre che di veri atleti, come dice il Fiore.Io che invece faccio parte con orgoglio, dei podisti, o meglio dei tapascioni, non posso che essere onorato di conoscervi e di avervi incontrato. Tutti, uno per uno vi porto nel mio cuore.

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