L’immancabile presenza.

Correre in trasferta ha sempre il suo fascino: strade che non conosci, profumi inaspettati, scorci che ti costringono a rallentare il passo e percorsi senza ricordi. Ad ogni passo puoi scegliere di pensare a cosa vuoi perché nessuno di quei luoghi è legato ad una persona, ad un avvenimento, ad una risata o ad un pensiero triste. Sei ancora più libero nell’espressione del pensiero, puoi inventare storie fantastiche di draghi e principesse che si amano sul Sile come dei cigni inaspettatamente bianchi.

Stamani mi sono svegliata alle 6 e sono andata a correre alle 7 per fare un lungo. Domenica ho un obiettivo che credo sia abbastanza per me, forse troppo, ma se voglio almeno provarci devo mettere su un po’ più di km, almeno per aggiungere un mattoncino alla mia scarsa autostima.

I miei Forrest erano a Ponsacco, quasi tutti, che stavano per correre alla classica corsa non competitiva del circuito Pisano: sono partita e li ho pensati.

Ho messo la musica alle orecchie perché forse le note arricciate delle ultime hit avrebbero attenuato la mancanza che di loro sentivo. Ha funzionato in parte, perché al 5° km ho pensato che non ce l’avrei fatta, che la noia era al prossimo bivio e avrei dovuto scegliere, se perdermi nella musica e nella tenacia che mi costradistingue, o tornare indietro e guardare le foto che sicuramente avrebbero messo sul gruppo whats up.

Ho deciso di continuare, di godermi il paesaggio, perché dovevo correre, perché volevo correre, perché loro stavano correndo, perché Francesco stava aspettando di sapere com’era andata, perché domenica vorrei correre quella corsa.

Allora ho guardato il paesaggio, così umido e perfetto, così preciso e pianeggiante, così diverso da quello che mi aspetterà domenica : ho attraversato stati d’animo diversi tra loro, guidata dalle canzoni che si davano il cambio cercando di far salire sempre più in alto l’altalena delle miei emozioni.

Al 10° km sono tornata indietro, cercando di ripercorrere le vie che mi avrebbero riportato a casa di mia sorella: ci sono quasi riuscita, ma al 18° ho deciso che avrei continuato fino al 21°, ricercando un po’ di progressione. Sono andata verso la Ghirada – per chi non è pratico di Treviso, la Ghirada è un parco “sportivo” di proprietà Benetton, dove ha sede la famosa squadra di rugby – e sono tornata ancora indietro, e senza fiatone e senza troppa spinta ho chiuso l’ultimo km a 4.30.

Ho guardato il cellulare e dopo pochi minuti siete apparsi voi, con i vostri sorrisi, tanti sorrisi, tente facce, tutte amiche, un feedback positivo alla mia anima, una sensazione di compagnia in assenza di voi che solo con i veri amici si può sentire.

Quando so che per un weekend non potrò correre con voi so già prima che il sabato inizi, che mi mancherete, ma ogni volta è sorprendente quanto mi Mancate, quanto tornare al lavoro il lunedì sia faticoso senza aver condiviso con voi la fatica e le risate. Forse sono io troppo sentimentale e sensibile, forse siete talmente tanto per me che mi sbalordisco ad ogni passo in più, ma se riuscite a creare un me certe emozioni, non può essere un sogno, e nemmeno un bluff.

Buona domenica Forrest, e grazie per essere stati con me anche oggi, a 300 km di distanza.

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