Le domeniche dense di malinconia.

Sono stanca.

Devo recuperare e sto recuperando piano piano del sonno arretrato che mi è venuto a mancare perché la sera vado a gareggiare e la mattina la sveglia suona lo stesso alle 6 per andare in ufficio.

E allora mi sono concessa di dormire nel pomeriggio, complice queste due giornate uggiose che hanno portato solo aria fresca, fuori.

Oggi però abbiamo corso, alla non competitiva di turno, durante una mattinata in cui ogni sensazione era annebbiata dalla stanchezza. E allora senza guardarti allo specchio, ti infili i pantaloncini e le scarpe e sali in macchina. Bevi l’ennesimo caffè e provi a diradare le nubi, incontri i tuoi amici e inizi a correre.

Meno male esistono, gli amici.

Meno male esistono, i boschi, la loro avvolgente libertà, i loro profumi di bambini sporchi, le loro salite sconnesse che ti obbligano a concentrare l’attenzione sul mettere un piede dietro l’altro per non cadere.

Meno male esiste il ristoro, almeno per la fame mattutina.

Meno male esiste la doccia, che lava via il fango dalle caviglie ma non l’odore del bosco.

E in un periodo in cui tutti stiamo partendo per le vacanze estive, la malinconia, nonostante il bosco e nonostante la doccia, si affaccia e fa il suo gioco, sporco ma sincero. Ti dice cose che non vuoi sentire, e fuori intanto piove.

Accettare le sensazioni per quelle che sono e per come vengono, interpretarle e provare a tradurle. Non sempre fa male la malinconia, e a volte una domenica passata a non far niente e a lasciar andare i pensieri ha il suo perché. Siamo fatti di aria e di luce, di acqua e di emozioni: come possiamo rimanere inermi e inafferrabili all’ambiente, e a quello che ci trasmette?

Il segreto, se ce n’è uno, credo sia quello di accettare,ciò che viene, senza combatterlo ma guardandolo in faccia e provando a dargli la mano per conoscerlo meglio.

Il segreto, se ce n’è uno, credo sia quello di accettarsi, con le nostre deboli inesattezze, con le cattive giornate che prima o poi passano, con le nostre mancanze e le nostre esasperazione, e con i difetti altrui, se ne hanno.

Ma certo che ne hanno: gli altri siamo noi, come cantava Umberto Tozzi, intramontabile.

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