L’amicizia è una cosa seria.

Quando ero una ragazzina ascoltavo e adoravo Renato Zero: ero una tipica “sorcina” (per chi non conoscesse il termine adottato dal cantante romano, specifico che non si tratta di una baby Peppa Pig, ma piuttosto di un soprannome con cui Renato indicava i suoi fans ).

Ci riconoscevamo, non solo ai concerti, ma anche per strada, ai semafori, piuttosto che in biciletta: le sue non erano canzoni orecchiabili, erano capolavori della poesia, con cui accompagnava le note dettate da un’irrequitudine intrinseca e latente.

La passione per il camaleonte romano mi ha accompagnata fino alla metà del decennio dai 20 ai 30 anni, ma amavo più che altro le canzoni anni ’80, quelle dei tempi del Piper Club e dei suoi più stravaganti travestimenti: in quegli anni ha scritto, composto e cantato dei capolavori come “L’Equilibrista”, “Ha tanti cieli la luna”, “Manichini”, e la più conosciuta “Amico”.

Anche se in molti hanno scritto di amicizie vere o presunte tali, questo testo con la musica crescente e avvolgente, resta a mio parere il contenitore musicale e testuale del significato di amicizia.

Che fai se stai lì da solo

in due più azzurro è il tuo volo

Amico è bello

Amico è tutto, è l’eternità

E’ quello che non passa mentre tutto va”

Questa la strofa che mi piace di più.

Nonostante ciò che esprime Renato – l’infinitezza dell’amicizia e la sua eternità – può accadere che alcuni amici si perdano per strada, ma non per questo ritengo che non siano degni di essere chiamati tali. La vita è un lungo cammino, e così ci auguriamo che lo sia per tutti, e noi prima cresciamo, poi cambiamo e infine invecchiamo: durante queste fasi sentiamo la necessità di crescere, cambiare e invecchiare insieme ai nostri amici, o perlomeno con le stesse caratteristiche e priorità.

Tutto ciò non è scontato, ma se riusciamo a incontrare sulla nostra strada qualcuno che ha la capacità di correre con noi e dimostrare le stesse attitudini, non lasciamolo andare.

Tutt’altra cosa è incontrare degli amici lungo il nostro cammino quando già quelle amicizie puerili sono nate e a volte finite; quando la nostra vita ha un barlume di stabilità e concretezza, e noi siamo davvero NOI, con le nostre certezze a cui attaccarci e le nostre sicurezze economiche e affettive, può succedere di incontrare amici che ci assomigliano molto, e con i quali non servono molte parole, come poetava Rosalino, in arte Ron, a proposito, in quel caso, di un rapporto amoroso.

Ma dove sta, poi, in fondo, la differenza tra un rapporto di amicizia vero, autentico e devoto e un rapporto di coppia? La risposta la conosciamo, quella sfera sessuale e incorniciata dall’amore che fa sì che poi possiamo riprodurci e dare vita ad un nuovo amore permette di separare nettamente i due tipi di rapporti; le altre caratteristiche non sono poi così diverse.

La necessità di conoscere lo stato d’animo dell’altro, il bisogno di aiutarlo se se ne presenta il bisogno, di sostenerlo se sta per cadere o per spiccare il volo. L’altruismo e la capacità di giore per e con lui.

Per quanto mi riguarda, a parte la mia eterna amica del liceo e altre care amiche, le amicizie incontrate nell’ambito sportivo sono state forse quelle più forti e intense.

Gli amici della mia vita da atleta giovanile sono indelebili, anche se ormai lontane, ma la stretta condivsione degli allenamenti e di tutto ciò che comportavano, ha fatto sì che si creasse una conoscenza profonda ed empatica.

E a 38 anni questo sport meraviglioso mi ha permesso di conoscere delle persone che posso fieramente chiamare Amici, che mi hanno dato e mi stanno dando grande felicità.

In un momento di certezze emotive e di stabilità economiche, in un momento in cui posso sedermi e godere di quello che ho, ho ritrovato il significato della parola amicizia in persone sane e sincere con cui condividere la mia più grande passione.

La corsa ti mette a nudo: la sofferenza degli allenamenti, la consapevolezza della scelta di correre e di dedicare quel tempo che rimane dopo il lavoro e la famiglia, agli allenamenti, la condivisione della scelta di essere una mamma che lavora e che si allena, un padre che dopo il lavoro a tempo pieno scappa ad allenarsi, che si assenta per le gare ma che cerca sempre un compromesso per, come canta Renato, “camminare su una corda tesa”, in una vita in cui l’equilibrio ci aiuta a vivere: tutto questo permette di conoscersi a fondo, di scoprire le debolezze dell’altro e di creare uno spartiacque tra chi amico lo è e chi amico lo fa.

So che in molti, in tanti capirete le mie parole, perchè all’interno dei Forrest Run si sono create molte amicizie vere, all’interno dell’amicizia comune che ci lega tutti: è come se ognuno di noi avesse scelto le persone a cui si sente più simile e in cui si rispecchia, per instaurare uno dei rapporti più belli, che ti riscalda il cuore e ti fa sentire meno solo.

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