Una lotta continua.

La corsa ha sempre avuto nella prima parte della mia vita, un peso preponderante. Io ero una da pista, come ho scritto ieri nell’articolo ” Un Gruppo eterogeneo”, ero un’Atleta che praticava Atletica Leggera, correvo i 400 hs e gli 800 e il mio sogno era entrare in nazionale e correre per guadagnarmi da vivere. La vita poi con le sue salite e le sue discese troppo ripide mi ha portato altrove, lontano dalla pista e a volte anche dalla strada e dai boschi, mi ha portato ad amare anche un altro sport che ha le basi uguali a quello della corsa, ma non ho mai pensato che mi potesse piacere più di quest’ultima. Molte volte ho ripreso a correre negli ultimi 15 anni e sempre dopo i primissimi mesi mi fermavo.

Adesso, dopo aver incrociato sulla mia strada quelli che stanno diventando Amici con la A maiuscola, la corsa ha preso di nuovo il sopravvento. E ugualmente a 20 anni fa, è come se non ci fosse altro, niente ricopre un posto così alto come correre e farlo in gruppo, per il gruppo. Riesco a fatica a incastrare come un puzzle tutte le sfere della mia vita e tutti i miei ruoli quando ce n’è uno che con così tanta grinta si fa strada per essere il primo. Affronto le giornate con la testa tra i boschi e le strade, pensando a quanto mi separa dalla prossima volta che correrò con i Forrest Run. È come essere sempre in vacanza, è un divertimento continuo, è come quando avevo 16 anni, quando lo scopo della vita era correre, ma adesso ne ho 38 e ho tante altre cose attorno a me, bellissime.

Vorrei più tempo, per correre, per allenarmi, per gareggiare e mi pento di non aver ricominciato prima seriamente, di essermi lasciata prendere dalla paura degli infortuni e dalla necessità di continuare a nuotare. Spero solo di avere talmente tanta vita davanti a me da togliermi tutta la voglia di correre che sento. Dentro è un brulicare continuo, una continua inquietudine che mi porta a voler correre ancora di più, sperando che si plachi. A volte mi chiedo se chi corre come noi lo fa per placarsi. Forse dopo la corsa e per un po’ di tempo, riusciamo a stare sereni, come l ‘effetto di una droga che dura un po’…ma poi svanisce. E allora dobbiamo tornare a correre, noi Forrest Run, noi che alle 5.15 del mattino ci svegliamo per rasserenare il cuore e la testa, per metterli d’accordo nella lunga lotta che da sempre li contraddistingue.

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